Prof.  Aldo Franco De Rose
 
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  PSA? Serve La Visita

 

Chi da tempo attendeva una risposta definitiva sull'utilità del Psa nello screening del tumore della prostata è rimasto ancora una volta deluso: i due studi, uno europeo e l'altro americano, pubblicati contemporaneamente sull'ultimo numero del New England Journal Medicine, portano a conclusioni contrastanti e, a distanza di 20 anni, contribuiscono ad alimentare ulteriori dubbi e perplessità.

Lo studio europeo ha arruolato 162.243 uomini di età compresa tra i 55 ai 69 anni di diversi Paesi, Italia inclusa. Dopo 12 anni di osservazione medica ha concluso che lo screening con Psa diminuisce la mortalità del 20%, pur riconoscendo una elevata percentuale di falsi positivi, (30% circa), cioè di casi in cui il Psa risulta elevato ma non si riesce a dimostrare il cancro nemmeno dopo ripetute biopsie.

Il secondo studio, quello americano, ha arruolato 76.693 maschi ed è stato condotto dal National Cancer Institute. Dopo 11,5 anni, al contrario dello studio europeo, ha concluso che il tasso di morte per carcinoma della prostata è risultato più basso nel gruppo non sottoposto a screening: 1,7% (ogni anno 44 morti per 10.000 persone) contro il 2% (50 morti). Inoltre sembra che i soggetti operati presenterebbero una vita qualitativamente peggiore in quanto affetti da impotenza e incontinenza urinaria.

Ma allora il Psa serve o no? Chiara la posizione della Società di Urologia: "Il Psa inutile? Chi dice questo mette a rischio delle vite". Dal canto suo Giorgio Carmignani, presidente della Società di Ricerca degli urologi italiani, è categorico e, nello studio di questa malattia, non ha dubbi nell'affermare la centralità dello specialista: "Il test del Psa", dice Carmignani, "rappresenta a tutt'oggi uno strumento affidabile e tutti gli uomini con un valore al di sopra della norma debbono consultare un urologo, che è il solo che può consigliare quali dovranno essere i passi successivi, arrivando a personalizzare le indagini diagnostiche e quelle terapeutiche; naturalmente in coloro che presentano una familiarità del tumore il dosaggio del Psa si impone".
Ma il professore va oltre e avverte che "dopo i 50 anni, sarebbe addirittura un errore rinunciare alla visita urologica, anche in presenza di un Psa entro limiti normali; come altrettanto sbagliato sarebbe procedere indiscriminatamente a una biopsia prostatica solo perchè il Psa è sopra i limiti normali. Esistono infatti tumori della prostata che producono poco Psa e non per questo sono meno aggressivi o pericolosi", conclude Carmignani, "e dall'altro molti uomini sopra i 50 anni soffrono di ipertrofia prostatica benigna e possono avere valori di Psa relativamente elevati, ma senza tumore".

 

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  E’ Utile o NO il Test Anticancro

      Da: Repubblica - 21 settembre 2010 pagina 34 - sezione: salute

Il tumore della prostata è la neoplasia maligna più diagnosticata ma non sempre aggressiva, tanto da scendere al terzo posto come causa di morte tra i maschi occidentali. Negli Stati Uniti, un uomo su sei ha la possibilità di ammalarsi di cancro della prostata ma il rischio di morte interessa un uomo su 36. Più preoccupanti i dati diffusi recentemente dalla Società italiana di urologia secondo cui, nel nostro paese, verrebbero diagnosticati 30mila nuovi casi all' anno di cancro alla prostata e registrati ben ottomila decessi.
«Di tumore alla prostata si può morire - dice il presidente degli urologi Francesco Rocco -e solo anticipando la diagnosi è possibile mettere in atto terapie efficaci in grado di guarire realmente dalla malattia». Ad oggi però, non esiste un' evidenza scientifica a sostegno dell' introduzione di screening di massa per questo tumore ma solo alcuni dati su cui riflettere.
Secondo uno studio europeo, pubblicato sul New England, e un' altra grossa ricerca su Lancet Oncology, la valutazione del Psa ridurrebbe la mortalità, rispettivamente, del 30%e del 50%. Dunque, attenzione a non sottovalutare la malattia, specialmente quando si ha un parente in famiglia colpito dal tumore: il rischio di ammalarsi si moltiplica di otto volte e per questo è richiesta maggiore vigilanza. Approda a conclusioni opposte una ricerca del National Cancer Institute americano condotta su soggetti non a rischio per familiarità. In questo caso i risultati migliori si sono avuti nel gruppo che non si era sottoposto a screening di massa, che ha scoperto per caso, o in seguito alla comparsa dei sintomi, di avere un tumore della prostata. Questi malati sono vissuti più a lungo, e con una migliore qualità della vita rispetto a quelli operati precocemente perché sottoposti a screening di massa.


Allora, il Psa serve o no?
«È utile - precisa Francesco Rocco - rappresenta uno strumento affidabilee tutti gli uomini con un valore di Psa al di sopra della norma debbono consultare un urologo».

Ma, soggetti a rischio a parte, chi deve effettuare controlli periodici più ravvicinati?
Una prima indicazione arriva da uno studio olandese pubblicato su Cancer: secondo i risultati, a trarre maggiori benefici sarebbero solo persone con Psa compreso tra 4 e 20 e non quelle con Psa inferiori a 2. Spesso però bastano aumenti anche modesti di questo marcatore per mettere in allarme e innescare l' ormai noto "tormentone del Psa" che, spesso, si conclude con una prima, seconda, terza e anche quarta biopsia. Ad oggi, nonostante l' affidabilità del nuovo marcatore PCA3, confinato, salvo rare eccezioni, ancora a pochi centri privati, la biopsia rappresenta l' unico elemento per la diagnosi; in Italia, ogni anno, ne vengono effettuate circa 125mila, spesso solo su indicazione del Psa, per un costo totale di 22 milioni di euro, ma con una positività del 20% circa. Accertata la presenza del tumore ci si chiede poi se si tratta di una neoplasia aggressiva o potenzialmente silente. Una risposta potrebbe arrivare da una recente ricerca inglese, pubblicata sul British Journal of Cancer, che ha individuato nella proteina Hsp 27, quando presente nella neoplasia, un fattore prognostico sfavorevole. Di questo e di altre neoplasie urologiche, vescicale e renali, si parlerà al prossimo congresso degli urologi di Roma. Urologo e andrologo Ospedale S. Martino, Genova Cosa è il psa La sigla sta per Antigene prostatico specifico, enzima della ghiandola che si misura nel sangue Il più frequente Il tumore della prostata è il più frequente nei maschi italiani con 30.000 nuove diagnosi all' anno Aggressività Molti di meno i decessi ogni anno, circa 8.000, perché questo tumore spesso è poco aggressivo.
 

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  Un nuovo marker del tumore prostatico

      Da: Repubblica - 27 Marzo 2008 - sezione: salute

Endoglina è il nome del nuovo biomarcatore scoperto nel sangue dei soggetti con tumore della prostata. Nulla a che vedere con il PSA. Si tratta infatti di un marcatore che prevede con accuratezza la diffusione del tumore al di fuori della propria sede originaria. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori americani dell'università del Texas in un articolo su Clinical Cancer Research. Dunque una ulteriore indicazione per il chirurgo che potrà praticare una chirurgia più radicale anche quando, in presenza di un carcinoma localizzato, Risonanza e Tac abbiano escluso la presenza di metastasi ai linfonodi pelvici (iliaci e otturatori).


"Per il carcinoma della prostata", ha detto l'autore dello studio Shahrokh F. Shariat, "esistono dei limiti nel classificare il rischio in questi pazienti prima di un intervento. Attualmente utilizziamo l'antigene prostatico specifico, il Gleason e l'esplorazione rettale, ma il valore predittivo di questi tre elementi è insufficiente per la previsione della diffusione del cancro. Per questo ci sembra importante l'utilizzo della endoglina".
Lo studio è stato condotto su 425 pazienti con tumore prostatico localizzato e sottoposti a prostatectomia radicale e linfadenomectomia pelvica. I ricercatori hanno misurato i livelli plasmatici di endoglina con un semplice metodo attualmente in commercio (metodo Elisa) e hanno osservato che livelli plasmatici più elevati di questa sostanza erano associati ad un aumentato rischio di localizzazione del tumore a livello dei linfonodi. In particolare è stato accertato che per l'aumento di 1 ng/ml di plasma di endoglina il rischio di diffusione del cancro ai linfonodi era aumentato del 17%. Poi hanno correlato l'endoglina ai valori predittivi già esistenti come PSA e Glaeson, caratterizzato da un punteggio da 2 a 10 (scala di Glaeson). In questi casi la percentuale di precisione nel predire la presenza di metastasi ai linfonodi era salita dal 89,4 al 97,8% con endoglina.

Insomma Un' "arma" in piùdi cui il chirurgo dovrà servirsi per asportare i linfonodi sospetti ma da utilizzare soprattutto come strumento per scegliere, in caso di valori bassi, di risparmiare i linfonodi, evitando così fastidiose complicazioni. Si spera che in futuro questo marker possa essere utilizzato anche nel follow up dei soggetti operati.

Infine, l'endoglina si è dimostrata una "spia" nei tumori di colon e seno. E sembra essere un elemento importante nella diagnosi precoce della preeclampasia (ipertensione in gravidanza con proteinuria, dopo la 20.ma settimana) che può risultare fatale proprio per la gestante. Identificare questi soggetti a rischio per cogliere la malattia all'esordio e trattarla con tempestività significa scongiurare gravi conseguenze. Tra i fattori predisponenti noti o ipotizzati della preeclampasia: l'età avanzata della gestante, primiparità, familiarità, nefropatie, ovaio policistico, asma, obesità. Da poco tempo sono state individuate alterazioni immunologiche e coagulatorie e squilibri di sostanze circolanti, quali proteine proangiogeniche, come la endoglina, secreta dalle cellule endoteliale, soprattutto di vasi neoformati.

Aldo Franco De Rose
Specialista Urologo e Andrologo
Clinica Urologica Genova e Roma

 

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