Prof.  Aldo Franco De Rose
 
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  Andropausa Calo di testosterone per gli over 50.

    Ecco come reagire

     Da: Repubblica - 26 Aprile 2011 pagina 32 - sezione: salute

 

Maschi attenzione, dopo i 50 anni l' andropausa è in agguato ma, a differenza della menopausa femminile, non corrisponde all' incapacità di procreare, come hanno dimostrato Charlie Chaplin, Pablo Picasso, Vittorio Gassman, ma anche tanta gente comune. In realtà l' andropausa è caratterizzata da un insieme di piccoli e grandi disturbi silenziosi: maggiore affaticamento muscolare, variazione al ribasso dell' attività sessuale e della libido con l' erezione che viene raggiunta più tardivamente e la detumescenza, dopo l' orgasmo, più rapida, deficit erettile in altri casi; insicurezza e senso di inadeguatezza fino alla depressione, ripresa più lenta da malattie ed eventi stressanti.

L' andropausa non è quindi da considerare un "climaterio" in senso stretto, come quello femminile, ma un insieme di sintomi, ed è dipendente, quasi sempre, da una diminuita produzione di testosterone. Questo ormone, i cui valori sono considerati normali sopra 3,2 ng/ml, dopo i 50 anni diminuiscono dell' 1%, ogni anno, interessando circa il 7% degli uomini fra i 50 e 60 anni e si arriva al 35% in quelli over80. Questo calo di androgeni è conosciuto tecnicamente con il nome di Late Onset Hypogonadism (LOH) cioè di ipogonadismo ad insorgenza tardiva. Esistono però fattori che possono influenzare negativamente i livelli dell' ormone, primo fra tutti il fumo di sigaretta, per cui l' insorgenza dell' ipogonadismo può essere anche più precoce.

 

«L' azione della nicotina e della cotonina - spiega Andrea Lenzi, direttore del dipartimento di Fisiopatologia medica, università La Sapienza di Roma - inibirebbero i processi metabolici legati alla produzione del testosterone; il fumo (anche meno di 10 sigarette al giorno) sembra associarsi ad una più precoce insorgenza dei sintomi derivanti della carenza di testosterone».

 

A diminuire però l' età di insorgenza dei disturbi troviamo altri fattori di rischio come l' ipertensione, l' ipercolesterolemia, l' eccessivo consumo di alcol, la dieta inadeguata, la mancanza di esercizio fisico e naturalmente il diabete. Ma proprio per questi ultimi ci sono delle importanti novità: l' aggiunta di testosterone è risultata salutare per un migliore metabolismo e un aumento della sopravvivenza.

 

«Somministrando testosterone al campione di soggetti diabetici carenti dell' ormone - spiega sempre Lenzi - abbiamo scoperto che la capacità dell' insulina di fare entrare zuccheri nelle cellule aumenta in media del 25%, mentre le citochine diminuiscono del 20%, riducendo così gli stati proinfiammatori, diminuendo la massa grassa in favore di quella magra».

 

Inoltre al recente congresso internazionale della British Society for Endocrinology, da uno studio inglese, è emerso che, correggendo i bassi valori di testosterone nei diabetici, questi vivono più a lungo. E un ruolo importante spetta anche alla attività fisica: una camminata di mezz' ora al giorno abbassa il colesterolo, trigliceridi e riduce l' osteoporosi, un problema non solo femminile.

 

«Recenti dati - dice Vincenzo Gentile, ordinario di urologia e past-presidente degli andrologi - indicano che oltre i 50-60 anni più di un uomo su sei si ammala diosteoporosi, e sempre a causa di carenza del testosterone».

 

Dunque testosterone a tutti e sempre?

Certamente sì, quando sia accertata una reale carenza. Particolare attenzione però ai casi di sospetto tumore prostatico (Psa elevato) o a coloro in cui la malattia sia stata già diagnosticata.

Aldo Franco De Rose
Specialista Urologo e Andrologo
Clinica Urologica Genova e Roma

 

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